Seguire la tradizione e / o l’ispirazione?

Ormai i “pagani” sono divisi tra chi è tradizionalista e non cambia una virgola nei riti che trova negli scritti classici o chi invece si affida solo al “fai ciò che senti”. Ho deciso di scrivere il mio pensiero e la mia esperienza a riguardo, che potrebbe essere utile a qualcuno, e sicuramente criticabile da altri, e va tutto bene.

Premetto che io non seguo alcuna tradizione alla lettera e il motivo è semplice: nasco libera, come i miei antenati prima di me e vorrei riappropriarmi della mia libertà prima di morire. Per me seguire una tradizione implica essere imprigionata in degli schemi che non voglio avere, poichè certi schemi, nascono per rispondere a delle esigenze che spesso non sono più attuali, o nelle quali non tutti i praticanti si rispecchiano .

Non mi occorre seguire un rito passo per passo, o un’iscrizione egizia per sapere se la mia richiesta andrà a buon fine, anche perchè spesso i miei rituali non implicano necessariamente una richiesta. Spesso sono solo momenti in cui sento il bisogno di connettermi con me stessa e di ritirarmi dal ritmo quotidiano, rivolgendo una preghiera o celebrando la luna piena. 

Ho sempre lasciato che l’ispirazione arrivasse in base a ciò che mi emozionava, a ciò che mi provocava entusiasmo e difatti all’inizio del mio percorso, mi sono avvicinata alla Wicca senza conoscerne neanche troppo la storia, (trovando “per caso” online il PDF  del libro di Scott Cunningham) e ho scoperto questo mondo meraviglioso delle religioni della natura  che mi hanno riaccesa di speranza e impazienza di imparare tutto! Al tempo venivo da un momento di crisi profonda ero cinica e lontana da tutto, e questo libro mi ha riaperto il cuore e la mente a ciò che ero da bambina, quando giocavo sotto e sopra gli alberi, chiamavo folletti immaginari (forse) da tenere sulla spalla, o facevo i funerali alle lucertole perché secondo me andavano accompagnate “di là”.

Dalla Wicca, quando celebravo riti seguendo perfettamente il manuale della perfetta strega piena di dubbi e paura di sbagliare, ho poi proseguito lo studio, sia della Wicca stessa, scoprendo che non faceva più per me, sia di altri percorsi integrando altre pratiche. Iniziai ad abbandonare qualche schema mentale, sentendomi più libera e soprattutto dandomi la possibilità di sperimentare.

Dopo essere poi approdata nel mondo della stregoneria, quando aprii il mio primo forum, credo di aver lasciato ogni freno! Mi sono resa conto che andare a studiare che cosa facevano effettivamente quelle che nella storia sono state chiamate streghe, mi serviva per studiare e imparare da loro, non per rievocare la loro vita, ma per poter adattare tutto ciò che studiavo, al mio percorso quotidiano, in libertà.

Mi sono chiesta infatti, studiando le erbe: ma un tradizionalista, davvero fa estrarre la mandragora ad un cane? O prepara pozioni contro la peste??? E poi se gli manca la vitamina D come fa? (al tempo non so se esistessero conoscenze specifiche sulla carenza di Vitamina D e relativi utili rimedi da creare). 

Scherzi a parte, la mia domanda  successiva è stata: esistono i tradizionalisti nella pratica o si tratta solo di studio delle tradizioni? A volte ho avuto l’impressione che rimanere attaccati solo a qualcosa di passato ci porti sul filo della rievocazione, che ci faccia perdere un po’ di sana emozione e quell’ispirazione che sono sicura avrete provato anche voi e che è il nutrimento e il motore del nostro rapporto con gli spiriti. 

Chi ha lavorato con me, anche con i seminari in PDF lo sa, non c’è una tradizione ufficiale di riferimento, io lascio che l’ispirazione arrivi per quello che riguarda ad esempio il lavoro con la Luna. L’unica fonte da cui attingo è la mia intuizione e ispirazione, non esistono dei libri su cui leggo che cosa proporre per il rito del plenilunio, è qualcosa che mi nasce da dentro ascoltando la natura e ascoltando il movimento dell’energia, che diventa una guida.   

Vorrei però dire che non sono neanche tanto convinta che il “fai ciò che senti” sia la regola aurea, perchè anche questo diventa l’estremo opposto: se con la tradizione abbiamo radici e non rami, in questo modo, abbiamo rami che volano senza radici e poi cadono. Personalmente ho trovato una via di mezzo, perchè credo che sia importante capire l’origine dei riti che celebriamo, da dove arrivano, e perchè si facevano certe pratiche e da qui, strutturare il proprio percorso  contestualizzando tutto con i bisogni di oggi, perchè la pratica rituale, per me, è pratica quotidiana e non riuscirei a praticare qualcosa di completamente estraneo a questo tempo e alla mia vita.

Ad esempio, la Ruota della Terra, uno dei percorsi di Spirito, è ispirato ai riti precristiani racchiusi poi nella Ruota dell’Anno neo-pagana,  perchè oltre al fatto che amo i luoghi da cui provengono e a cui mi sento molto legata, credo che quelle otto feste siano rimaste nei riti, nella tradizione popolare e nel folklore, perchè avevano una valenza energetica importante in tutta Europa, con diversi nomi e diverse pratiche, ma ciò che propongo non è la Ruota dell’Anno e neanche la tradizione precristiana, ma un qualcosa di perfettamente amalgamato tra il passato precristiano a cui si è ispirata anche e non solo la Wicca, e il nostro presente. In questo percorso ho deciso di inserire tante informazioni sulla tradizione a cui sono ispirati i riti, perchè appunto credo sia importante conoscere il contesto in cui sono nati e quali bisogni soddisfacevano, ma non propongo quella tradizione, piuttosto ne prendo le parti essenziali e quindi i significati, e li riadatto nel rituale e nelle pratiche, per creare qualcosa di radicato nel nostro tempo, nella materia e nella nostra vita. Capito la differenza? Ne ho parlato meglio in un post blog: Il culto della Terra: pratiche antiche e / o moderne.

Qualcuno potrebbe indignarsi per questo, e credo che una delle cause sia la comprensione che l’ispirazione ad una pratica, o l’indicarla con lo stesso nome con cui veniva indicata tradizionalmente, è un modo per parlare un linguaggio comune, che ci riunisca e ci avvicini all‘essenza di quelle pratiche. Se ad esempio Samhain io la chiamassi Ognissanti, o il Solstizio estivo, San Giovanni, farebbe la differenza. Nel primo caso chi legge sa che sto parlando di qualcosa di precristiano, di una certa zona d’Europa, legato ai culti della natura (e non necessariamente di Wicca, poichè Samhain e tutte le altre feste sono qualcosa a cui i creatori della Wicca si sono ispirati e di cui non sono “proprietari intellettuali”), mentre nel secondo caso chi legge sa che sto parlando di una festività legata al Cristianesimo, alla celebrazione di santi o al massimo di feste pagane travestite per sopravvivere, come nel caso delle feste della stregoneria medievale. L’essenza è la stessa perchè la fonte è unica ma il messaggio e i temi sono diversi, e ognuno è bene che scelga i suoi  🙂

Detto questo, parlando si spiritualità, non so se ci possa essere qualcosa di assolutamente giusto o sbagliato. Come sempre credo ciò che sentiamo possa essere una guida, e al tempo stesso, possiamo essere consapevoli che la strada sotto i nostri piedi, non l’abbiamo creata noi, ma la ereditiamo. La tradizione può divenire quindi una fonte di ispirazione ed ecco che le due cose possono davvero convivere pacificamente e completarsi a vicenda.

E tu, come la vedi? Se vuoi scrivilo nei commenti. Intanto ti ringrazio per essere arrivato fino a qui e a presto !

 A presto

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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