Il culto della Terra: pratiche antiche e/o moderne.

Dal Neolitico in poi, l’uomo ha iniziato a volgere il suo sguardo ai ritmi della Terra perchè aveva capito che i semi o i frutti caduti da un albero, avevano dato vita ad una pianta uguale in un certo periodo. Nei loro spostamenti, quando gli uomini erano ancora semi nomadi è probabile che abbiano osservato che quando il Sole scaldava di più, la vegetazione cresceva e dava molti frutti, permettendo loro di stanziarsi per alcuni periodi e godersi l’abbondanza della Terra. Una volta compreso il meccanismo della semina e del collegamento tra il ciclo del Sole e quello della maturazione dei frutti, la scansione del tempo è stata suddivisa in fasi che si ripetevano ciclicamente danno origine ai primi calendari solari che tenevano comunque sempre conto del movimento lunare, mai dimenticato per l’uomo antico e mantenuto per molto tempo come testimonia ad esempio il Calendario di Coligny, del II secolo d.C , definito appunto luni-solare, ovvero in origine lunare e poi riadattato alle nuove scoperte dell’uomo antico. Inoltre l’influsso della Luna è sempre stato considerato importante per la crescita dei vegetali e delle radici e quindi anche di tutta la vita in Natura, regolando di conseguenza la sopravvivenza degli erbivori e degli animali che se ne nutrivano.

In questo contesto sono nati i riti e le preghiere rivolte al Sole e alla Terra, a ridosso dei periodi salienti dell’anno. Oggi definiamo questo insieme di riti “Ruota dell’anno” che fa parte della concezione neo pagana nata negli anni ’50 grazie a Ross Nichols, fondatore dell’OBOD (Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi), molto amico di Gerald Gardner, fondatore della  Wicca. Nichols può essere considerato un accademico progressista, in quanto riprese gli insegnamenti del Druidismo e li portò nel tempo moderno e si deve a lui la creazione della Ruota dell’Anno appunto, che riuniva feste antiche da sempre celebrate, e feste dette “minori” che non tutte le culture celebravano, ma tenevano solo in considerazione per la conta del passare delle stagioni. Nichols osservò che La Ruota dell’Anno così come l’aveva concepita era una perfetta unione delle tradizioni passate e delle esigenze moderne e così unì questi 8 giorni di potere, che tutt’oggi ci fanno capire, sentire e vivere molto bene la scansione del tempo e i simbolismi di ogni “porta” di passaggio. Gardner usò La Ruota dell’Anno come base per il culto wiccan e probabilmente fu anche grazie a lui e alla fama di questa religione che possiamo tutt’ora goderne.

Trovo anche io che sia stato importante ad un certo punto, riunire le antiche conoscenze, con nuovi riti, più attuali e comprensibili per l’uomo moderno. Oggi, a distanza di quasi 70 anni dalla nascita della Ruota dell’Anno ci ritroviamo con moltissime sue versioni, adattate in base al culto, agli Dei e anche alle esigenze di un tempo attuale, sempre più diverso da quando la Ruota nacque.

Anche io ho riadattato questo percorso per le streghe di bosco di questo tempo, pur mantenendo la struttura di base di ogni rito. Ho scelto il nome La Ruota della Terra perchè volevo che ricordasse questo percorso moderno di 8 passaggi ma che a livello antropologico mantenesse gli elementi antichi:

-l’uso del fuoco, in forma di falò o di candela per riti casalinghi, ma anche un camino acceso in inverno può diventare il centro del rito. Dalla fonte del fuoco principale vengono accese torce o candele che serviranno come simbolo di continuità.
Dopo la scoperta del fuoco, prima di capire come questo elemento si potesse ricreare, la tribù si preoccupava di mantenerlo acceso custodendolo giorno e notte, e accendere una torca da quel falò, considerato dono del dio del cielo, era un atto sacro e parte del rito stesso. I riti che prevedono un fuoco sacro sono il ricordo di quell’antico miracolo che ha permesso all’uomo di proseguire il suo cammino sulla Terra.

-le offerte sono un altro punto importante poichè si basano sugli antichi sacrifici che con il tempo hanno assunto forme più utili al rito (prima si offrivano animali perchè erano una fonte di cibo indispensabile per i popoli, e a dire il vero, spesso si offrivano solo le loro ossa, perchè la carne veniva consumata come pasto straordinario e raro dopo le impervie e pericolose battute di caccia). Oggi offriamo il nostro impegno nell’onorare le richieste fatte agli spiriti, e condividiamo con loro pane, semi e acqua. Spesso propongo anche di attaccare le proprie richieste e offerte ai rami di un albero. E’ una tradizione che ha origini in Nord Europa, e si pratica soprattutto quando si chiedono guarigioni, in prossimità di fonti d’acqua. I pezzi di stoffa infatti, rappresentano il mantello della Dea Brigid, legata alle acque della guarigione.

Altri elementi di base come la danza, i suoni della voce, del canto e della musica, così come la preghiera, sono parte dei nostri riti e che condividiamo con i nostri antenati che li usavano come forma di rispetto verso gli spiriti ma anche come mezzo per raggiungere stati alterati e poter così entrare nel loro mondo. Trovo che siano momenti di indescrivibile connessione con la Natura, soprattutto quando vengono praticati all’aperto, sotto il cielo e con i piedi a contatto con la terra.

Sono sicura che comprendi cosa dico e se vuoi approfondire il tema puoi leggere QUI dove ho spiegato il perchè sia importante riscoprire questi percorsi 🙂

Se vuoi commentare, puoi farlo qui sotto, mi farà piacere leggere cosa ne pensi sull’argomento, ci sono molti puristi del culto che forse non apprezzano lavori troppo progressisti e sarebbe interessante anche un loro parere 🙂




Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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