Streghe delle 12 notti: la mutaforma

Una delle Arti delle streghe, tra le più conosciute, è sicuramente quella di collaborare con gli spiriti animali nella magia di guarigione e per il contatto tra i mondi. Vediamo insieme questa figura, estremamente ricca di sfaccettature e anche molto antica!

Nella pratica sciamanica, la metamorfosi in animale avveniva attraverso una trance durante la quale lo sciamano o la sciamana imitavano i movimenti di un loro animale di potere per richiamarlo e avere da lui aiuto nelle guarigioni.  Erano vere e proprie metamorfosi energetiche, ovvero si producevano, attraverso questa imitazioni, le vibrazioni energetiche di quell’animale nello sciamano, che ne assumeva così i poteri. Quello che vediamo esteriormente di solito è il capo tribù o lo sciamano con la pelle d’orso sulla schiena, ma questa è solo la parte esteriore della mutazione in animale, ciò che avviene interiormente è proprio una simbiosi energetica.

Se pensiamo alle numerose statuette della Dea del Paleolitico e Neolitico, troviamo spesso la sua forma rappresentata con animali come gli uccelli, i serpenti, gli orsi, i cavalli. Questo testimonia che la simbiosi con gli animali è antica quanto l’uomo e attraverso questa vicinanza animica l’uomo sentiva e percepiva gli animali come alleati e compagni di viaggio.

Le streghe anch’esse in qualità di guaritrici, avevano e hanno i loro animali ausiliari, che le aiutano nelle guarigioni e nei riti. Si tratta di veri e propri aiutanti astrali come nel caso degli animali di potere per lo sciamano. Dai resoconti processuali molte donne dichiaravano di trasformarsi in animali per spostarsi o guarire e ciò fu preso alla lettera dagli inquisitori che le accusarono di aver avuto tali poteri dal Diavolo considerato il serpente dell’Eden.

Grazie a Max Dashu possiamo ritrovare nei termini con cui si indicavano le streghe, i riferimenti a quella pratica di metamorfosi in animale e scoprire poi come furono usati per demonizzare queste antiche credenze.

Nell’Europa del Nord sappiamo che la strega cavalcava il lupo o altri animali che erano i suoi spiriti aiutanti e altre figure come la Pizia greca che riceveva il potere dal serpente e in Italia la strix  identificata con la civetta, ci dimostrano come era pratica comune quella della simbiosi con gli animali. In passato la figura della Strix era onorata come una viaggiatrice nel sogno ma con i Romani, che cercarono di screditare tutto ciò che aveva a che fare con le pratiche magiche, divenne una forza demoniaca che derubava la linfa vitale ai bambini e faceva morire le persone, una specie di vampiro insomma.  Il termine romano fu poi assunto da altre culture, passando da strix a striga e poi stria conservando sempre la connotazione negativa rafforzata poi dalla Chiesa, che si occupò di creare delle accuse e dei pregiudizi specifici contro strigae e striones, considerati causa di incubi notturni come poi lo fu anche la figura della lamia, ma che un gesuita, Gaspar Schott, volle difendere, opponendosi a questa definizione nel 1657: sosteneva infatti che la strix e la lamia fossero la stessa cosa ovvero una saga, una donna saggia. 

In Italia dove nacque il termine strega, la sua connotazione positiva e l’associazione con le pratiche di guarigione rimase più a lungo, soprattutto tra gli abitanti delle campagne, mentre in Francia, Svizzera e Ungheria le donne furono perseguitate proprio utilizzando il termine strega poichè la sua diffusione era già intrisa di maleficio.
Insieme a strega, in Italia, ricorre anche un altro termine che è masca soprattutto nell’Italia settentrionale, ovvero “colei che porta la maschera”. Esisteva addirittura una legge lombarda chiamata Lex Rotharii in cui si legge di queste masche, bruciate sul rogo per mano dei loro padroni. I nobili avevano infatti la possibilità di bruciare le proprie serve come streghe e la legge vietava ad altri uomini di torturarle. Si legge: ” nessuno dovrebbe usare uccidere la donna al servizio di un altro uomo come strega, quella che loro chiamano masca”.

Questo termine deriva dal latino masca o mascara che entrò poi nelle lingue medievali con l’italiano talamasca.  Questo termine ricorre nel VII secolo per indicare un alfabeto legato alle cose occulte di cui solo gli stregoni e le talamasche erano accordati sul loro significato, le Talamascae Litterae. 

La correlazione tra la maschera e le pratiche magiche ci arriva anche da una saga Islandese, dove la strega, chiamata grima, ovvero maschera , fa parte di una famiglia in cui tutti i componenti sono grandi esperti di magia. 

Un’altra associazione con questo termine è con la parola larva , addirittura sinonimi nel latino ecclesiastico. Si tratta quindi di uno spettro o di un demone. 
In Piemonte masca significa strega ma anche spirito o spettro di defunto quindi l’utilizzo della maschera per incarnare qualcuno che risiede nell’altro mondo, pare sia comunemente accettato da tutti gli esperti e Massimo Centini collega l’utilizzo del termine talamasca con l’uso delle maschere durante le feste organizzate alla commemorazione dei defunti. Il termine che indicava la strega era quindi fortemente legato ai fantasmi e ai defunti, suggerendo appunto una delle capacità della strega, quella di canalizzare gli spiriti e rappresentarli nei riti, proprio come i più antichi sciamani che indossavano le pelli di animali durante la trance. Proprio l’aspetto della trance, si lega alla metamorfosi in animale, poichè sappiamo dai resoconti processuali, che le streghe, volavano al sabba, in forma di animale, dopo aver assunto delle sostante psicotrope che le aiutavano ad identificarsi con l’animale guida, rendendo la metamorfosi in animale, un fatto talmente reale, da divenire un capo di accusa nei processi. E al Sabba, incontravano il Signore cornuto, il capo della congrega, che altro non è che un discendente degli antichi sciamani.  Un culto e una pratica estremamente radicata tanto da spingere i vescovi  a fare di tutto per impedire il propagarsi di queste tradizioni antiche.  Il vescovo di Reims dice: “non permettete loro di svolgere giochi vergognosi con gli orsi, nè consentite loro di andare in giro portando davanti al viso quelle maschere di demoni che sono comunemente chiamate talamasche“.

C’erano tantissime leggi che proibivano alle donne di cantare e ballare, soprattutto in prossimità delle chiese, mascherate da cervi o da donne anziane, sappiamo però che fino al Medioevo c’erano moltissime danzatrici che portavano le maschere soprattutto durante i giorni di festa.  Nonostante il calendario celebrasse nomi di santi, sappiamo che tutte queste mascherate facevano parte della tradizione antica pagana. 

La capacità delle maschere, con forma animale, di guidar la strega, resta nell’immagine di quest’ultima a cavallo di un animale, che la reca al Sabba o in un altro mondo.

Gli animali assumono quindi anche la forma di guide, e di questo ne troviamo notizie in ogni cultura antica. 

In Irlanda emerge come, soprattutto le donne, fossero in grado di trasformarsi in lupo e sappiamo che esistevano tre categorie femminili: 

le donne a cui piace andare in giro in forma di lupe,
le donne a cui piace andare in giro e frequentare il popolo del Sidh e quindi le fate;
la terza categoria era la la strega dalla lingua tagliente e quindi associato al potere della parola e dell’incanto, colei che causava malattie e pustole.

Chiaramente, le tre categorie, non nacquero come lode per queste donne, ma per meglio identificare coloro che non erano degne di rispetto, ma da queste “accuse” possiamo capire quanto fosse radicata la figura della strega a cavallo di un animale tanto da trovarne traccia nel folklore e nei manoscritti. Cavalcare un animale era spesso sostituito dalla cavalcata sul bastone: alcuni gruppi di sciamani del nord, usavano un bastone intagliato con forme di animali e si legge di cose simili anche in relazione alle streghe medievali del Nord Europa. Forse, proprio da questa usanza, è nata la visione di streghe e sciamani a cavallo dei loro famigli.

Ma perchè tanto pregiudizio per gli animali?

Un tempo non c’era gerarchia tra gli uomini e il resto della Natura, ogni cosa era considerata infatti espressione di una qualità divina e la strega assimilava i poteri di altri esseri con profondo rispetto. Solo dopo che l’uomo si mise al di sopra di tutta la Natura, ciò che non era umano fu considerato ignobile ed era un’azione inumana e umiliante divenire un animale. Anche nell’Europa del Nord, la pratica di indossare le corna di cervo durante i riti della fertilità fu considerata pratica diabolica da estirpare e le corna degli animali, che nelle divinità femminili erano simili a falci di Luna, furono trasformate nelle raffigurazioni in corna del Diavolo. Tutti gli animali legati a sciamani e streghe furono trasformati in alleati del male: rane, rapaci, capre, serpenti, gatti.

C’è da considerare poi che, secondo la simbologia naturale e quindi antica, ogni animale aveva la controparte di vita  e quella di morte, e quindi la ferocia e il pericolo rendevano gli animali schiavi dei loro istinti per la Chiesa, ma soprattutto, animali che vivevano di notte o che erano legati alla morte, come i corvi o i cani, non potevano essere considerati che portatori di sciagure.   

Le mascherate

Sul tema delle maschere, ricordiamo la festa di Halloween, dove tutti vestono i panni di mostri soprattutto per esorcizzare la morte e   spaventare quegli spiriti che arrivano in questo mondo dopo che il velo si è dissipato, come ci insegna il folklore anche del nostro Paese. In passato, i riti di questo tempo, erano invece  legati alla riconnessione con gli antenati, proprio perché questi avevano un ruolo fondamentale nelle famiglie e di conseguenza si cercava un contatto con loro indossando maschere e praticando riti che potevano trasportare nell’altro mondo. Non c’era intenzionalità dunque di spaventare gli spiriti ma piuttosto di rendersi simile a loro o di trovare un mezzo di locomozione per raggiungerli.

Un’esperienza personale a riguardo è la mascherata dell’epifania che si svolge la sera prima del 6 gennaio a S. Anna Pelago sull’Appennino modenese. La Befana viene interpretata con una maschera da vecchia e porta con sé una schiera di animali, spiriti e demoni. In questa notte la Befana quindi la vecchia strega, la saggia, trasporta gli spiriti dell’altro mondo in un corteo ed essendo nel momento dell’anno in cui ci si rivolge verso una rinascita, è un modo per fare ordine nel caos che ha regnato fino a quel momento, quando l’inverno ha dominato nella vita degli uomini. Questa processione ci ricorda quanto sia presente nel nostro mondo il mondo degli spiriti, e come le maschere siano il mezzo per trovare un contatto con esso. 

Spero che ti sia piaciuto viaggiare con questo articolo, e se vuoi aggiungere commenti personali ti invito a farlo qui sotto, sarò felice di leggerli.

Fonti
Margaret Murray – Il dio delle streghe
Max Dashu – Streghe e pagane
Appunti miei delle varie ricerche personali

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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