Il rito che scandisce la vita

Il rito è la forma più antica e primitiva di sentire Dio dentro di noi, ogni atto e pratica rituale aiutavano e aiutano l’uomo a dare il valore sacro alla propria esistenza. Nel tempo, fin dai primi ominidi, ogni cambiamento era celebrato con rituali che davano la sensazione di appartenenza alla Vita, intendendo questo  termine con il più alto significato divino. Ogni fase, sia che si trattasse della nascita, della morte o anche del matrimonio e della fase post parto era onorata da tutti, proprio attraverso la celebrazione che riuniva la tribù o la comunità e che riuniva ogni individuo allo spirito che permea ogni cosa.

Che cosa è il rito

Dal vocabolario Treccani
Dal latino: ritus –us,
Affine al greco: ἀριϑμός «numero» e al sanscrito:  ṛtá– «misurato» .

Come sostantivo. neutro «ordine stabilito dagli dèi».

E’ il complesso di norme, prestabilite e vincolanti la validità degli atti, che regola lo svolgimento di un’azione sacrale, le cerimonie di un culto religioso. Il rito è anche considerato come un’azione consueta.

Con questa cornice è già facile intuire il senso di ritmo e familiarità connessi alla pratica rituale.  I riti di cui ti voglio parlare fanno parte di una antico sistema di culto, legato alla Natura come manifestazione della Grande Madre che ci arrivano dal passato. 

Cominciamo il viaggio nel cuore del rito.


COME SI SVOLGE UN RITO?

Il rituale è un insieme di gesti, movimenti, parole che diventano vere e proprie cerimonie nate  dal  desiderio di avvicinarci a Dio.
Oggi questa ultima frase può essere considerata in molti modi, ad esempio avvicinarsi a Dio può essere inteso liberare la nostra scintilla divina da condizionamenti, immagini, reazioni lavorando su se stessi con un percorso evolutivo, oppure celebrare un cambiamento importante nella propria vita come ad esempio il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, ma il rito è anche quel momento sacro, in cui entriamo ogni volta che ci concediamo di ascoltare per proseguire rinnovati.

Attraverso il rituale lo sciamano canalizzava gli spiriti portandoli in terra alla portata di tutti e durante il rito l’uomo imparava dagli altri membri del clan come comportarsi. Per imitazione venivano tramandate conoscenze arrivate fino a noi sotto forma di mito che spiega l’utilità e la nascita di un rituale specifico. Conoscere i miti ci permette di comprendere i simboli alla base della ritualità antica che aveva come unico scopo (e lo ha ancora) di riunire la materia allo spirito.

Il rito quindi aiuterà l’uomo a sciogliere e ad allontanare ciò che lo tiene lontano dalla sua scintilla, e propizierà le azioni che lo renderanno più vicino ad essa. Ciò è possibile ad esempio seguendo le fasi lunari, le fasi stagionali, attraverso atti rituali di magia trasformativa, ma anche la meditazione e la preghiera fanno parte del rito come strumenti di riconnessione al divino.

Il rito può essere quindi un mezzo di evoluzione personale che inevitabilmente ci conduce a Dio.

Il rito ci riporta a casa.


IL RITO NELLA VITA DELL’UOMO

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L’uomo ha sempre avuto bisogno di ritualizzare per avvicinare a sè la Natura e gli Dei che spesso vedeva incontrollabili. Attraverso il rito è possibile entrare in contatto con lo Spirito che domina un fenomeno, come la nascita, o la morte. Ad esempio creare riti sacri per propiziare la fertilità, quando ancora non si conoscevano perfettamente i meccanismi del concepimento, era un modo per accogliere in sè quelle energie della Natura che avrebbero favorito la fecondazione. In queste celebrazioni non mancavano i simboli di animali legati al tipo di Spirito con cui si voleva interagire, le corna ad esempio per la fertilità, il sangue per il rinnovamento e la guarigione, semi e frutti per l’abbondanza.

Alcuni esempi tratti dalla cultura Nord Europea ci fanno capire quanto fosse radicata e quindi importante la pratica rituale per onorare la fasi della vita.

-La nascita prevedeva il battesimo del nome, per propiziare la buona salute e per presentare il nuovo arrivato alla tribù, o alla congrega.

-Il matrimonio prevedeva che la donna, per propiziare la fertilità, entrasse in un torrente e venisse lavata dalle altre donne, e che lo sposo infilasse un ferro di cavallo sotto il materasso che con la sua forma a corna di cerva, trasferisse alla coppia il suo potere fecondante.

-Sui riti per la fertilità si hanno notizie sopratutto in Nord Europa dove gli alberi da sempre erano venerati come sacri, e che l’abbracciarne uno, propiziava la nascita di un figlio in quanto la madre e il padre, nudi a contatto con l’albero (generalmente di Quercia) entravano in contatto con l’essenza della pianta: semi, linfa, radici e frutti (questi ultimi con lo specifico simbolismo della capacità generativa).
Si parla anche di scegliere alberi diversi a seconda del sesso prescelto del nascituro: ciliegio o prugno per una femmina, pere per un maschio.
Era poi consuetudine l’accoppiamento rituale in Natura per favorire il concepimento grazie al contatto con le fertili energie della terra soprattutto nel mese di Maggio e non è un caso che poi, 9 mesi dopo a febbraio, si festeggi la nascita della terra dopo il raccoglimento invernale (esattamente come un gravidanza umana). Il mese di novembre era infatti sconsigliato per iniziare una gravidanza perchè è il periodo in cui la Dea si ritira e con lei le energie della terra.

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-Anche il momento del parto diventava un prezioso tempo rituale in cui la futura madre non veniva lasciata da sola. Una donna, una levatrice, seguiva passo per passo le fasi della nascita. I racconti giunti dal Nord Europa parlano di donne che scioglievano i nodi nella stanza della partoriente e aprivano le finestre, in modo da allontanare energie stagnanti e spiriti maligni. L’artemisia, pianta legata al femminile, alla Dea e al ciclo della donna, veniva fumigata insieme alla ruta per propiziare gioia e scacciare i pensieri negativi.

Quando il neonato veniva alla luce, veniva lavato con acqua e iperico per proteggerlo e lavare via il trauma della nascita. L’acqua del primo bagno veniva gettata fuori dalla porta di casa per segnalare la nuova vita e richiamare la protezione delle fate. Nella foto è ritratta la levatrice di Gesù, questo ci fa capire quanto questi riti fossero radicati in ogni cultura e in ogni tempo!

La levatrice donava alla mamma e al bambino cuscini di timo, iperico e origano per rilassare e  stimolare l’energia vitale evitando così depressione e malinconia.

Massaggiava i loro corpi con olio di iperico e la placenta veniva attaccata fuori ad un albero da frutto che avrebbe dato per sempre cibo al nuovo nato.

In alcuni luoghi c’era anche l’usanza di piantare un seme di un albero fuori dalla casa per portare alla famiglia le qualità della pianta.



I RITI DEL CICLO DELLA NATURA

Anche quando si trattava di celebrare i cambiamenti della Natura,  l’Uomo creò la sua “routine”, la sua ruota annuale con la quale non solo teneva traccia dello scorrere del tempo ( per maggiori informazioni leggi la pagina dedicata alla Ruota della Terra) ma entrava in contatto con le energie della Natura che periodicamente cambiavano, ed era importante seguirle, portando il proprio Spirito in quel luogo di cambiamento. Ancora oggi ogni 40 giorni entriamo nel Cerchio per celebrare i giorni di potere naturali, e ogni mese onoriamo la splendente Luna piena. Tutto questo è il seme antico che vive dentro di noi e che ci porta a desiderare di entrare in contatto con il divino, di onorarlo e ringraziarlo.

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Pensiamo all’Europa e alle tombe a tumulo: corridoi come uteri, che portano ad una camera di sepoltura, sulle cui porte vi erano ruote solari e dalle quali il Sole entrava al Solstizio invernale. Il primo momento astronomico celebrato (si pensa 5000 a.C) fu infatti proprio l’inizio dell’inverno perchè illuminava i cuori di speranza per la rinascita della Natura ( anche dei defunti seppelliti). Quando poi i popoli divennero stanziali, nacquero i Cerchi di pietre, che come calendari, ricordavano all’uomo il movimento del Sole e lo aiutavano a capire il momento migliore per la semina e il raccolto.

Il rito era come l’annuncio di un nuovo tempo a cui tutti dovevano entrare. Oggi forse non occorre più essere così precisi in quanto le nostre esigenze sono molto diverse da quelle dell’Uomo antico; noi abbiamo bisogno di sentire l’ispirazione di un momento, ad esempio della Luna piena o della sensazione di completezza davanti al fuoco di Samhain. La nostra anima ha bisogno di riattivare il ricordo di quei giorni antichi attraverso un rito che sia travolgente e che sempre di più ci avvicini alla Grande Madre.

CHE SENSO HANNO GLI ANTICHI GIORNI DI POTERE NEL TEMPO MODERNO?

E’ importante che il rito venga percepito come un atto, in primo luogo, interiore, carico di amore e rispetto ma anche sentito con consapevolezza affinchè diventi un tramite tra l’uomo e la divinità. In tal senso può essere definito la forma esteriore di un sentire interiore. Mettere in atto un rito antico può essere utile se risuona con noi e la nostra anima, mentre se considerato solo dal punto di vista mentale e folkloristico non produrrà alcuna trasformazione.

In passato i rituali erano organizzati in base alle esigenze del tempo, ad esempio osservare le stelle per capire quando gli uccelli sarebbero migrati, o gli agnelli sarebbero nati, era importante per anticipare la semina e i raccolti e non farsi trovare impreparati. Oggi probabilmente questa estrema attenzione al dettaglio non ha l’importanza di un tempo e soprattutto non assolve all’esigenza dell’uomo di avvicinarsi alla Grande Madre in modo profondo e consapevole.  

La tradizione antica dei riti e delle feste legati al ciclo della Natura è infatti riemersa per accogliere il bisogno e il desiderio di ritrovare il contatto con la Natura, poichè qualcosa dentro di noi ci dice che oggi come allora, l’abbondanza del raccolto resta una parte cruciale della nostra sopravvivenza. Niente è scontato, neanche in un tempo così organizzato.

Quindi sì, sono convinta che abbiano senso gli antichi giorni giorni di potere nel nostro tempo moderno perchè tornare ad osservare la Natura intorno che cambia ci permette di essere consapevoli della nostra natura ciclica, e dei nostri cambiamenti interiori così simili a quelli degli altri abitanti di questa nostra Madre Terra. Il rito ci avvicina al Tutto, non solo fisicamente ma anche spiritualmente, e sentirsi parte di qualcosa ci spinge anche ad averne rispetto e a proteggerla. 


CONCLUSIONE

In questo articolo ho diviso i due tipi di celebrazioni, quelle per la vita dell’uomo e quelle in onore della Natura. Ma siamo davvero sicuri che siano divise tra loro? Il parto non è forse Imbolc, quando i primi germogli si affacciano sula Terra? E l’amore fecondo che genera un figlio, non è il calore di Beltane? E il raccolto di Lughnasadh sotto il Sole di fine estate non ci ricorda il nostro passaggio dall’età adulta a quella della saggezza? La vecchia Strega dell’Inverno di Samhain non è  la notte della nostra vita?

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Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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