Voci dal bosco: l’albero di Natale

Non esiste Dicembre senza un verdissimo abete, decorato e luminoso, con cui aspettare il Natale. Ma da dove arriva questa tradizione? Ovviamente dal paganesimo! Nell’articolo ho racchiuso le informazioni che lo riguardano ma ti consiglio di leggere anche “Storie di antichi natali” in cui trovi invece l’origine dei riti delle feste.

L’Abete, come albero di Natale fu introdotto dal principe Alberto, in Inghilterra nel 1840, importandolo dalla Germania. Sembra però che l’uso dell’albero fosse anteriore: intorno al 720 il papa Bonifacio,  conobbe una comunità di pagani sassoni che, durante l’inverno, avevano l’abitudine di compiere sacrifici umani (dove la vittima di solito era un bambino) a Thor, il dio del tuono. Il rituale si compiva dinanzi una quercia soprannominata “La Quercia del Tuono”.

Bonifacio,  voleva distruggere la quercia del tuono non solo per salvare la vittima ed eliminare le usanze pagane, ma per mostrare ai sassoni che, nell’abbattere l’albero non sarebbe stato colpito dal tuono lanciato da Thor, nel tentativo di dimostrare l’inesistenza di Thor. 

Bonifacio si avvicinò ai pagani, che si erano nel frattempo radunati alla base della Quercia del Tuono, e disse loro: “ Ecco la Quercia del Tuono, e qui la Croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio, Thor”.

Dopo l’abbattimento della Quercia scelse un altro albero come simbolo della nuova religione ovvero l’abete: “Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. E’ il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. E’ il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà.”

Come sempre accade, non potendo distruggere un’usanza, è necessario trasformarla e riadattarla a proprio favore.

Ma anche la Quercia del Tuono, non è la prima antenata dell’albero di Natale. Nell’articolo “Storie di antichi Natali” ti parlo di un rito primitivo detto “albero del fuoco” nato forse come primo rito dei nostri antenati, che per onorare le forze divine e avere la loro benedizione incendiavano un albero, nel periodo più difficile dell’anno: l’inverno.

Il rito dell’albero del fuoco serviva infatti per onorare il Grande Spirito a cui seguivano le pratiche di custodia per diversi giorni.

Nel rogo, veniva gettato probabilmente anche un membro della tribù, e successivamente, i resti degli animali cacciati (le battute di caccia infatti si compivano poco prima dell’inverno, e anche questo potrebbe essere una prova che questo arcaico rito venisse compiuto alle porte dell’inverno). Anche nel rito della Quercia del Tuono si parla di sacrifici umani, il che per gli antropologi sarebbe un segno della sua diretta discendenza dall’Albero del Fuoco. 

Questo rito è quello che ha dato origine all’albero di natale come lo conosciamo oggi, che invece di essere incendiato, veniva decorato prima con le candele e simboli solari come le bacche rosse,  e oggi con le lucine e le palline.

Le offerte che attacchiamo ai rami del nostro albero infatti, non sono altro che le offerte che i nostri antenati attaccavano all’albero del fuoco, in modo da farle arrivare agli spiriti attraverso il rogo. Ecco perchè nei paesi nordici, tutt’ora, agli alberi vengono attaccati dei foglietti con i propri desideri! E’ una tradizione che si sta sviluppando anche qui in Italia e che trovo davvero carina!

Derivato dal rito dell’albero del fuoco, e antenato nordico dell’albero cristiano, era anche il ceppo di Yule durante le feste solstiziali. Ne ho parlato nel seminario on line dedicato ai riti del Solstizio .

La tradizione del ceppo da bruciare al solstizio deriva dalla simbologia della morte/rinascita a cui è legato ogni passaggio naturale.

Questo periodo è legato al Vecchio Re Agrifoglio che muore e lascia spazio al Giovane Re Quercia, che con la sua potenza e il suo vigore riporterà la Luce sulla Terra. 

Il ceppo, tradizionalmente di quercia, viene infatti bagnato con il vino rosso che simboleggia il sacrificio del Vecchio Re e le fiamme che nascono dal fuoco del ceppo sono il simbolo della Luce che torna a splendere. Le decorazioni di agrifoglio poi, vengono bruciate appena finite le feste, in ricordo di questa antica “battaglia” del ciclo della vita. 

Quella del solstizio è infatti la notte più lunga dell’anno, a cui però seguirà un lento aumento del tempo di luce nei mesi a venire. Nella tradizione post cristiana, il ceppo viene acceso la notte di Natale,ogni notte fino all’arrivo della Befana, la vecchia Dea che conclude il tempo delle feste, proprio come il vecchio Re Agrifoglio. Il rito delle 12 notti che separano il Natale dalla Befana, è un modo per attendere l’inizio del nuovo anno mentre si vive un tempo sospeso, un tempo di “confine” traendo auspicio dal fuoco ogni notte per fare previsioni per l’anno in arrivo. Il ceppo resta dunque acceso per 12 notti, che sono i 12 mesi dell’anno, così da poterli illuminare per buon auspicio, e poter “vedere” che cosa riservano in base allo scoppiettio delle braci, la piromanzia e l’osservazione delle ceneri che poi vengono usate, come in ogni rito antico, per portare fertilità e fortuna, non che per proteggere dai fulmini!

Fac-simile degli stampi tradizionali

Anche nel Medioevo ci sono figure di alberi adorni, riprendendo probabilmente le antiche tradizioni, e sappiamo che volendosi appropriare di questa usanza, la Chiesa dispose che agli alberi dovevano essere attaccate le ostie! Considerata comunque troppo pagana nel periodo della storia più buio, fu messa poi al bando e sopravvisse solo nelle isole del Baltico.

Anche i puritani proibirono il Natale e l’uso dei suoi simboli, come appunto l’albero decorato, perchè era visibilmente una copia dei riti pagani del Solstizio e fu sostituita in America con la festa del ringraziamento, dedicata al raccolto (diciamo così).

Anche i biscotti del periodo natalizio furono aboliti in quanto sostituivano le offerte sacrificali del passato, ricordando tradizioni pagane che le nuove religioni avrebbero voluto cancellare, e molti stampi avevano forme legate a Pan e agli antichi dei della natura (di cui ti parlerò in un altro articolo dedicato a Babbo Natale). Purtroppo molti di essi erano in legno e furono dunque bruciati, ma da quelli ritrovati e tramandati, soprattutto in Olanda e in Germania, si vede come le antiche tradizioni sopravvissero in silenzio e sono giunte fino a noi, spesso nell’inconsapevolezza delle persone che si aggirano tra gli scaffali dei supermercati! 

Altri simboli legati al periodo invernale e strettamente legati ai sempreverde, sono l’agrifoglio, l’edera, il pungitopo e il vischio che fruttificano proprio con il freddo. Vengono usati insieme all’abete per fare ghirlande, simboli solari, e per decorare la casa aspettando il Solstizio, o il Natale, tradizione anch’essa, derivata dai nostri antenati pagani: nel ‘600 Papa Gregorio scrive di capanne costruite con rami di sempreverde, nei pressi dei templi pagani, divenuti poi delle Chiese. L’usanza venne lasciata invariata nel cristianesimo per mantenere l’afflusso di seguaci anche nella nuova religione cristiana.


Bene, anche per oggi, un pò di chiarezza l’abbiamo fatta e spero di averti tenuto compagnia in questo tempo sospeso, di attesa del Sole!

**Le informazioni che trovi in questo articolo sono tratte dai libri di Margaret Murray e dagli scritti di Tony Van Renterghen

Se conosci altre storie e informazioni scrivile nei commenti e grazie per aver letto fino a qui!

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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