Streghe delle 12 notti: l’indovina

La strega della quarta notte è l’indovina. Figura controversa, ammantata di mistero ma che nascondeva la semplicità di una spiritualità quotidiana, proprio come tutte le altre figure analizzare fino ad ora.

All’inizio dell’era Cristiana l’operazione più semplice fu quella di negare l’esistenza delle profetesse così come veniva negata l’esistenza  degli spiriti e dell’animismo. Sembrò la strada più facile per estirpare un culto e una credenza popolare molto radicata ma purtroppo, non ottenendo i risultati sperati, la battaglia si inasprì e coloro che erano solo “profetesse” divennero donne malefiche.

Il testo di riferimento che ho preso per compiere questo viaggio è quello di Max Dashu, per avere una linea linguistica continuativa e poter vedere i passaggi che hanno portato la sovrapposizione di termini benefici, a ruoli malefici.

Uno dei nomi con cui viene indicata la strega è sortiaria dal latino, ovvero una persona che legge o influenza la sorte e la fortuna. Si basa sul termine sors che significa appunto destino, sorte. La sortilega è inoltre la lettura o la raccolta della sorte e del fato. La radice legere significa infatti sia raccolta e selezione ma anche leggere.

Coloro che praticavano quest’arte furono per molto tempo considerati importantissimi all’interno delle famiglie e dei clan  perchè attraverso la “lettura” venivano decise strategie di guerre o si poteva addirittura vederne l’esito, per non parlare della connessione con gli spiriti che aiutava nella guarigione dalle malattie.   

All’inizio del medioevo sortilega significava indovina, chiaroveggente e il termine si è evoluto poi in francese sorciere dove assunse una connotazione tutta al femminile. La sortiaria perse ben presto il suo significato legato alla divinazione e venne attribuito alla stregoneria, alle pratiche di guarigione e alla magia meteorologica. Con la stessa velocità con cui cambiò il suo significato, questo termine cambiò anche connotazione che da benefica divenne malefica. Riporto una citazione di un vescovo, Pirmino di Reichenau che si rivolge ai suoi parrocchiani: “Non credete alle streghe del tempo atmosferico, non date loro nulla per questa ragione e neppure alle inpuriae che, a quanto si dice, gli uomini mettono sul tetto perchè rivelino il loro futuro, tutto ciò che di buono o cattivo sta per capitare”. 

 Inpuriae, “impure“divenne poi il termine per indicare direttamente le donne che sedevano sui tetti per divinare, o coloro che che interpretavano i sogni, così come le donne che allestivano tavoli con offerte, tradizione molto nota tra le streghe per onorare la regina delle fate o delle streghe.  Tra il IX e l’XI secolo ci furono molti avvertimenti contro chi praticava queste arti, e venivano messi in guardia i preti contro coloro che “osservavano o analizzavano i sogni, lavoravano la lana o praticavano la stregoneria”. Se vuoi approfondire il tema della connessione tra tessitura e stregoneria ti invito a leggere anche questo articolo: la strega tessitrice.

La denuncia verso le indovine o la consultazione di oracoli, è conosciuta in ogni parte del mondo e questo ci aiuta a comprendere come fosse diffusa e radicata.  Certo è che se inizialmente la consultazione dei responsi degli spiriti era cosa sacra, divenne poi un’operazione legata alla stregoneria e quindi al male, quando la stregoneria fu etichettata come pratica demoniaca.  Sappiamo che la stregoneria deriva dall’animismo, e che quindi i segni naturali erano considerati sacri e portatori di messaggi. Da qui si sviluppa la divinazione dei segnali meteorologici ma anche dello scorrere di un fiume o del movimento nelle fiamme di un fuoco, del soffiare dei venti e dei movimenti degli animali. Tutto questo, per una nuova religione divenne scomodo perchè accessibile per tutti , con il rischio di non riuscire a fidelizzare le persone verso i servigi della parrocchia e, anche se ritenuto per millenni come base della vita dei popoli, venne attribuito a qualcosa di malefico.

Sappiamo che la strega indovina leggeva e ascoltava i messaggi provenienti dai suoi spiriti che portava sempre con sè all’interno di oggetti di uso comune. Dalla letteratura legata alla stregoneria basca sappiamo che in passato vi era l’usanza per le donne di portare addosso un insieme di oggetti utili alla quotidianità domestica, come forbici,  fili e aghi, usanza diffusa un pò ovunque tra le nostre antenate. Tutti questi oggetti erano e sono usati anche nella stregoneria, ad esempio nelle pratiche di guarigione, o per togliere il malocchio, ma anche per creare i nodi sacri degli incanti. Si evidenzia bene  quindi,come la quotidianità si sia unità alla spiritualità e fosse accessibile  da chiunque. Tutti gli oggetti erano racchiusi in scatoline che vennero trovate anche nelle sepolture insieme alle donne fino all’inizio del Medioevo. Curioso come anche oggi, sia rimasta questa tradizione di avere in borsa il kit da cucito. Ricordo bene che mia mamma ne aveva uno molto semplice nella sua borsa, mentre la mia nonna, nel suo kit da cucito, una scatolona enorme di latta, ha conservato dei fili bianchi e rossi, che venivano messi sotto il materasso dopo il matrimonio, per renderlo duraturo e prolifero. Un luogo sacro che tutt’ora conservo gelosamente. In qualche modo e inconsapevolmente, le memorie vengono tramandate proprio nei piccoli usi e gesti quotidiani!  

La decadenza di quest’ Arte avvenne nel tempo, quando i parroci sconsigliavano agli uomini di buona fede di affidarsi a questi mezzi di conoscenza del futuro e soprattutto di non avere niente a che fare con queste donne assolutamente indegne e far parte di una comunità cristiana.


Se conosci altre storie che riguardano le streghe che incantano, scrivile nei commenti e sarò felice di leggere.

A presto 

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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