Donne eretiche: Giovanna D’Arco e l’Antico Culto

Come già saprai ho deciso di dedicare un articolo al mese alle donne, il cui nome appare bollato di stregoneria. Donne eretiche, fuori dalla società e dal vivere comune. Donne con un pensiero libero e che niente avevano di maligno se non la loro audacia e forza. Il primo articolo lo voglio dedicare a Giovanna D’Arco, che uscirà nel giorno in cui ricorre il suo rogo, il 30 Maggio. Ho incontrato Giovanna nel mio studio sulla stregoneria Europea e la sua storia ha dei tratti davvero sorprendenti, molto diversa da come ce l’hanno raccontata!

Buona lettura

Panorama storico e origini di Giovanna

Negli anni dal 1300 al 1400 la guerra dei cent’anni vide la Francia contro Inghilterra per la conquista di nuovi territori. Gli inglesi erano alleati alla Borgogna e padroni di Parigi.
Carlo VII, Delfino, erede al trono di Francia, era schivo e poco amato dal popolo ma deciso nella conquista delle terre francesi.

Il 6 gennaio del 1412 nasce Giovanna d’Arco a Domremy.  Il paese da cui proviene Giovanna D’Arco è un distretto della Lorena dove un secolo prima il sinodo di Treves aveva condannato la magia, il sortilegio e la stregoneria. Era considerata anche come eretica ogni credenza astrologica e i riti basati sul culto di Diana o meglio la convinzione che alcune donne di notte potessero cavalcare in cielo, facendo riferimento al corteo di Diana e delle fate. Nicolas Remy, un secolo dopo affermò di aver messo a morte più di 100 streghe provenienti solo da quel distretto, e così sappiamo che il villaggio da dove proveniva Giovanna era permeato di tradizioni magiche, misteriche ed esoteriche. In questi luoghi vi era usanza di assegnare ai figli il cognome della madre e non quello del padre, inoltre Giovanna non negò mai di aver avuto contatti con fate ed elfi. La madrina di Giovanna sembra che avesse contatti frequenti con le fate e come usanza antica la madrina era quella che istruiva anche la figliastra con le sue conoscenze, tramandandole forse anche le notizie sul mondo antico. Tra l’altro uno dei principali proprietari terrieri di Domremy chiamato Bourlemont era sposato con una Faery Lady che come sappiamo da studi nel folklore era usanza molto diffusa quella di mescolare il mondo umano con quello feerico fino alle unioni sessuali.

Fin da piccola Giovanna diceva di sentire le voci e di seguire il comando del suo Signore :“il Signore nelle cui mani sono le mie azioni:tutto quello che le voci mi hanno comandato io lo feci al meglio che potei.”

Uno dei primi incontri con le voci di Giovanna fu proprio con le fate, con una in particolare che si nascondeva dietro le piante alla quale Giovanna chiede di farsi prendere. A tale domanda, la fata risponde che non avrebbe potuto prenderla in quanto era dentro di lei. Aveva una voce umana e quella, insieme alle altre voci udite nella sua vita, furono la sua unica istruzione. Giovanna infatti crebbe senza religione e senza studi. Il paese era principalmente pagano, la cristianità tentava di sradicare le antiche credenze ma trattandosi di un luogo rurale le usanze pagane erano molto diffuse.
Non è un azzardo sostenere che Giovanna fosse una discendente del Piccolo Popolo dove con questo nome si intende parlare di quelle tribù neolitiche che con l’avvento dei primi indoeuropei si nascosero nei boschi per proteggersi. Queste tribù si nascosero nei boschi fino a divenire invisibili in queste aree boschive, il che permise la loro sopravvivenza. Da qui arrivano le fate e gli elfi e di conseguenza divenuti leggenda, assumono caratteristiche magiche proprio come nel caso della fata che parlava a Giovanna, o di Giovanna stessa, seguace dell’Antico culto.

Giovanna aveva infatti fede nella religione delle fate, essendo anche l’unico culto a cui era stata iniziata. Il culto cristiano lei non lo comprendeva, tanto è vero che il suo Signore che lei invoca e chiamerà sempre, era il Dio dell‘Antica Religione (che l’inquisizione chiamerà demonio) uno spirito della natura che la voleva come eroina e vittima, un Dio per il quale lei si immolò come vittima divina.

Per coloro che credevano nel Dio dell’Antico culto, la pratica di incarnare il Dio e di sacrificarsi in sua rappresentanza era credenza scontata e diffusa. Giovanna era con molta probabilità quella vittima divina, prescelta per questo compito.
(Sto preparando un articolo sul tema della vittima divina per approfondire questo aspetto basilare dell’Antica Religione).

Passò in compagnia delle voci 7 anni, fino a che le apparve un angelo che lei sosteneva essere Michele Arcangelo il quale le disse di aiutare il suo re, Carlo VII a sconfiggere gli Inglesi e i Borgognoni, così da rendere Carlo VII re dei Francesi.

Giovanna e la guerra

Molte qualità di Giovanna sembrano appartenere e derivare dalle fate come ad esempio la sua bellezza, la sicurezza che aveva nel parlare, ma anche la sicurezza di agire in quanto fu condotta in questa impresa che molti cavalieri esperti non avrebbero accettato. Giovanna era molto bella e divisa tra la sua femminilità e la sua forza, e decidendo di seguire il consiglio delle sue voci, nel febbraio del 1429 con armatura e cavallo si diresse verso il Delfino e dopo 11 giorni di viaggio incontrò il re che la credette da subito un essere sovrannaturale.


“Sono inviata dal signore per liberare la Francia è farvi incoronare a Reims. Voglio un esercito subito per sconfiggere gli inglesi e togliere l’assedio a Orleans.

Il re dette a Giovanna tutto ciò che chiedeva con l’appoggio di tutti i consiglieri reali dopo essersi accertati che non fosse una fata o una strega inviata dal demonio, vista la sua provenienza dai quei distretti rurali permeati ancora di magia.

Sul momento tutti furono concordi che la giovane era sincera e la considerarono una profetessa.

È probabile però che anche Carlo VII comprendesse e avesse esperienza delle voci di Giovanna in quanto sosteneva di sentirle lui stesso e che alla corte del Re sapessero dell’origine feerica di Giovanna. A corte infatti vivevano diversi maestri ed esperti di magia. Il problema fu quando Giovanna non ebbe più successo e quindi venne accusata di tutto quello che fino alle vittorie era una benedizione: le voci e la sua provenienza dal mondo magico si trasformarono infatti nella sua maledizione più grande che la condussero poi alla morte.

Il fatto che la corte fosse a conoscenza delle origini di Giovanna è abbastanza attestata dal fatto che lei era una pastorella giovane, da una provenienza ignota, probabilmente neanche ricca ma che riuscì a farsi dare un esercito, un’ armatura e un cavallo, e ad ottenere il pieno consenso del re. Questo per gli storici è un indizio che tutti la considerassero un‘incarnazione Divina, una vergine guerriera.

Giovanna, la pulzella, partì per Orleans il 21 aprile del 1429 con un armatura forgiata appositamente per lei. Il suo esercito era composto da soldati cavalieri villani tutti che nutrivano profonda ammirazione per Giovanna, in particolar modo Gilles De Rais e l’ammiraglio Culan. Giovanna sgominò gli arcieri inglesi considerati invincibili e liberò Orleans. Come promesso disse al Re di recarsi a Reims per essere incoronato dal vescovo come Carlo VII re di Francia.

Durante il viaggio verso Reims un frate andò incontro alla spedizione reale lungo la strada e asperse Giovanna con dell’acqua benedetta. Giovanna sorrise e gli disse: “stai tranquillo non scomparirò come una strega”.

Giovanna, diventerà celebre con l’appellativo di Pucelle d’Orleans, dove pulzella, o fanciulla, era il titolo riservato nelle congreghe di streghe a colei che assumeva il ruolo più importante dopo quello del Maestro, “alla destra” del Dio. Sarà un caso?

Giovanna in mano agli Inglesi

Quando Carlo venne incoronato sì senti talmente forte da voler attaccare Parigi, così la pulzella lo seguì e l’8 settembre del 1429 attaccarono Parigi. Giovanna venne ferita e si iniziano a vedere i primi segni di sconfitta. Carlo suonò la ritirata. Nel maggio del 1430 a Compiègne, Giovanna fu ceduta dai Francesi ai Borgognoni, il vescovo dei Borgognoni la vendette per 10000 scudi d’oro agli Inglesi che ebbero finalmente la leggendaria eroina, a capo della loro sconfitta. Fu così trasferita a Rouen in Inghilterra dove il solito vescovo, anche sotto consiglio di altri nemici della pulzella, intentò contro di lei un processo per eresia. Forse una donna troppo audace? Forse credevano che il suo potere arrivasse da un dio non cristiano?

Gli abitanti del paese che avrebbe accolto Giovanna in catene, era diviso tra chi la pensava una strega e chi la pensava una santa inviata da Dio. Il tribunale ecclesiastico doveva far chiarezza su questo dilemma ma tendenzialmente erano orientati più per la prima ipotesi.

Intanto, mentre Giovanna veniva tenuta in carcere, a Parigi tutti i suoi seguaci e sostenitori venivano perseguitati. Nel 1430 venne arsa viva una donna perché aveva detto pubblicamente che Giovanna D’Arco era buona ed era stata la salvatrice del paese e che Carlo le doveva tutto, sia la corona che il regno e forse anche la vita mentre invece di salvarla, l’aveva condannata nelle mani degli inglesi.

Il ritorno delle voci

Giovanna era prigioniera nel castello di Robben e veniva ogni giorno trasportata nella sala del tribunale. La giovane soffriva per questa detenzione e soprattutto era dispiaciuta per l’indifferenza del suo re e per l’assenza delle voci che in passato l’avevano guidata.

Il 3 gennaio del 1431 inizia il processo presieduto dal vescovo Caucion e dal vice questore del paese.

Il popolo vedeva Giovanna ogni giorno percorrere il tragitto dalle carceri al tribunale e le descrizione parlano di una ragazza ferita nello spirito, sempre sporca, vestita con abiti maschili, quasi arresa. Durante uno dei tragitti verso il tribunale del villaggio dove Giovanna passava incatenata a un carretto, si scatenò una sommossa e le persone coinvolte esprimevano una specie di litania, alcuni accusando Giovanna di essere una prostituta e una strega, sgualdrina del re, maga, schiava di Satana augurandole di morire sul rogo e portarsi via i suoi peccati, altri che urlavano “Santa Giovanna vergine in vita, nostra Salvatrice, prega per noi vergine Divina Diletta del Signore”. Durante questa baruffa un abitante del villaggio sgozzò la gola al cavallo che portava la carretta che trasportava Giovanna, la quale cadde ma rimase comunque impassibile, in ginocchio, guardando verso il cielo fino ad assumere l’aria di una santa, il che rafforzò ancora di più coloro che la sostenevano come tale ad attaccare gli armigeri che tenevano prigioniera Giovanna per liberarla. Lei rimase comunque sempre impassibile anche alle minacce della controparte, di coloro che la consideravano strega. In quella vicenda Giovanna tornò a sentire le voci e il suo volto era pieno di beatitudine. Queste le chiedevano di sacrificarsi: affinchè la sua missione fosse compiuta e la profezia avverata lei non doveva fuggire, non doveva temere il castigo. Perdendo la vita avrebbe vinto per sempre servendo la religione del mondo invisibile. (Mentre leggevo queste frasi dal libro di Vanna de Angelis, mi è tornata in mente la vicenda della Passione di Gesù.)

Durante tutto lo scompiglio Giovanna era protetta, e a lei non potevano giungere nè frecce, nè sassi come se fosse sotto una cupola di vetro. Vide una creatura che le tendeva le braccia dicendo: “Madonna mia signora mia, bambina del Signore, Angelo, torna fra le braccia del tuo popolo, ora che la missione è compiuta salvati dalla crudeltà del mondo”

Questa donna aveva un cappello a cono e si chiamava Sirte: era la fata dalla quale Giovanna aveva imparato tutto ciò che sapeva sul mondo visibile e invisibile, quando era piccola andavano insieme nei boschi tra le erbe magiche, scoprendo i funghi che davano visioni. Sirte rese Giovanna unica, e designata al suo destino di eletta dal Signore dell’Antico Culto, come vittima divina.

Giovanna si voltò altrove poi si alzò e disse: “amici non fuggirò al giudizio di quanti vogliono processarmi, ma neppure perirò senza giudizio per mano dei miei nemici, tornatevene a casa a curare i feriti, io seguirò fino in fondo il mio destino, senza legarmi, senza lagnarmi di ciò che ha disposto per me il mio Signore”.

E così tutti lasciarono la piazza e se ne andarono.

Comincia il processo

Durante l’interrogatorio a Giovanna non venne concesso nessun difensore, segno che i giudici volevano condannarla a tutti i costi. Una delle accuse più pressanti fu quella di essere vestita da uomo.

Una donna che indossa abiti maschili, nel Medioevo, veniva accusata di orientamenti sessuali deviati, il che non andò a migliorare la posizione di Giovanna se pur questa motivazione non c’entrasse niente con la sua scelta. Lei sostenne sempre che era una scelta utile e pratica nel suo ruolo di vergine guerriera e disse inoltre che era il suo Signore che la voleva così e che avrebbe quindi continuato ad indossarli.

Le altre accuse furono di avere ucciso con le armi delle persone, di essersi presentata come inviata da Dio offendendo la fede Cattolica. Inoltre si aggiunsero anche le questioni politiche e quindi la accusarono di odiare gli Inglesi e i Borgognoni.

Lei con molta tranquillità affermò di detestare gli Inglesi e i loro alleati proprio perché aveva visto fin da piccola il male che avevano fatto agli abitanti del suo paese. Inoltre predisse un evento che poi in effetti si verificò: tutti gli Inglesi sarebbero stati cacciati dalla Francia. Durante un processo per eresia, azzardare una profezia poteva essere decisivo per le accuse, ma Giovanna non se ne preoccupò e continuò sempre a dire ciò che voleva. Le sue risposte erano molto audaci e tutti gli uomini facenti parte del tribunale dell’accusa rimasero quasi sconvolti. Giovanna sostenne anche di non aspettarsi nessuna ricompensa qui in terra perché le sue voci e il suo Signore le avevano promesso la salvezza dell’anima. Sostiene di non avere un padrone se non il suo Signore a cui si rimette in tutto a lui e a nessun altro. Con questa affermazione lei negò il potere del Papa e della Chiesa senza mai cercare di difendersi. In base agli atti sappiamo infatti che Giovanna firmò un documento di abiura in cui smentiva di sentire le sue voci e prometteva di tornare in abiti femminili ma in realtà poi rimase sempre fedele a se stessa.

Giovanna continuò a sentire le voci che le consigliavano che cosa dire in tribunale.

Il rogo

Rouen, 30 Maggio 1431.

Per il rogo di Giovanna furono innalzati tre palchi, uno per l’esecuzione e gli altri due per le autorità che avrebbero dovuto assistervi. Venne giudicata recidiva, scomunicata ed eretica. Il boia prima di ucciderla, si inchinò a lei chiedendole perdono e probabilmente Giovanna fu anche drogata prima dell’esecuzione per alleviarle le pene del fuoco. Mentre fu letta la sentenza dal Dottore in teologia, questo aveva la voce che tremava: “ogni qualvolta l’eresia infetta del suo morbo pestilenziale un membro della Chiesa trasformandolo in un membro di Satana occorre un fervido zelo per impedire che il pernicioso contagio si diffonda nel corpo mistico del Cristo.”

Quindi fu dichiarata eretica, e dal momento che in quel secolo non esisteva ancora una divisione tra stregoneria ed eresia probabilmente la considerarono anche come una strega. Giovanna durante il rogo aveva la testa alta sopra la quale vi era un cartello con sopra scritto il capo d’accusa e i suoi delitti: eretica, recidiva, apostata, idolatra, ingannatrice del popolo, indovina, superstiziosa, bestemmiatrice, miscredente, crudele, eretica.

C’era un gran vento che alzava il fuoco, con molto fumo. Era quasi notte e la piazza s’illuminò. Il corpo di Giovanna arse fino a carbonizzarsi, ma Giovanna non emise mai un grido. Le ceneri vennero raccolte e pare che qualcuno di nascosto o con l’assenso del Boia le portò via in un’urna. I resti furono gettati in acqua, nel suo paese di origine dove Giovanna aveva conosciuto le fate e sparse nel vento secondo il rito che era comune nell’Antico culto e che fa parte del rito del sacrificio del dio incarnato, in questo caso Giovanna. In quella notte molti cantarono, alcuni piansero e ci furono banchetti e balli funebri e si accesero dei fuochi in tutto il regno di Carlo. Era morta una strega secondo l’inquisizione del XV secolo. 22 anni dopo il rogo nel 1453 la Francia viene riconquistata dai francesi e molti attribuirono a Giovanna il merito di aver aiutato in questa missione che aveva predetto durante il processo. La guerra dei cent’anni si concluse.

Giovanna diventa santa

Dopo la sua morte i parenti di Giovanna cercarono di riabilitare il suo nome in quanto proprietaria di grandi possedimenti e ricchezze che le erano state confiscate dalla Chiesa in seguito alla condanna.

Nel 1456 Venne riabilitata su richiesta di Carlo VII, quindi non più strega ma degna di essere tra i cristiani. Fu poi dichiarata venerabile nel 1895, beata nel 1909 e poi patrona di Francia nel 1920.

La sua canonizzazione fa pensare al desiderio di non dimenticare la sua storia, di permettere la sopravvivenza della sua memoria.


Spero ti sia piaciuto questo riassunto dell vicende di Giovanna D’Arco, e che sia servito a riportarla alla nostra memoria.

Se vuoi approfondire il tema della vittima divina nella stregoneria, sto preparando un articolo in cui ho racchiuso tutte le informazioni che ho trovato nelle mie ricerche che riguardano anche Giovanna e le prove abbastanza evidenti che Giovanna incarnasse quel ruolo.

A presto

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia degli Spiriti...

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