Spirito della Natura a Ippoasi

Diario di Spirito – 3 Novembre 2018

Siamo ad Ippoasi per condividere un pomeriggio con i ragazzi del rifugio e gli ospiti pelosi.  Cosa è Ippoasi? Un luogo di pace, dove vivono animali non umani salvati dalla morte al macello. Tutti gli ospiti sono per legge animali da reddito, ma io ogni volta che vado ad Ippoasi vedo solo animali da coccole.  Se vuoi conoscere e sostenere Ippoasi visita il sito:  http://www.ippoasi.org/

Perchè ho scelto Ippoasi? Perchè credo nella sacralità della vita e ogni cosa esistente è figlia della Grande Madre, qui, ogni cosa vivente è rispettata in quanto sacra. E’ un luogo di pace. 

Susanna, una volontaria ci ha fatto conoscere gli ospiti, tutti con storie tragiche e ognuno di loro è un miracolato.

Conosciamoli <3


C’è Ettore l’agnello trovato in superstrada, scappato dal suo gregge in prossimità della Pasqua.

E ora se la spassa mangiando erba e condividendo la vita con i suoi compagni, anche se non tutti sono della stessa specie, ma a lui che importa? E’ vivo e avrà anche l’onore di morire quando deciderà il suo corpo.

Ma quanti agnelli, per la prossima Pasqua non saranno fortunati come Ettore?


Poi ci sono le capre e le altre pecore, animali da latte, salvate da allevamenti, anche biologici, dove venivano munte fino allo finimento, costrette a fare figli immediatamente allontanati da loro per evitare che succhino il latte della loro mamma, prezioso per i nostri formaggi. Per non parlare della tosatura per ottenere la lana. Sembra una cosa innocente vero? In realtà la lana tosata con macchinari elettrici causa ferite ed escoriazioni alla pelle delle pecore che spesso si infettano causando la morte (indovina come: senza anestesia).  Qui vivono e godono del sole sulla loro pelle.

Ma a quante pecore in questo momento, mentre leggi, stanno strappando la lana di dosso per i nostri maglioni? A quante mamme capre stanno portando via il loro bambino per macellarlo e renderle ottime produttrici di latte per farci avere formaggi misti sui taglieri?


ippoasi-mucca

La stessa cosa vale per le mucche: costrette a produrre latte in allevamenti che le accolgono in gabbie grandi quanto il loro corpo. Fanno figli che se ne vanno su una carriola per diventare carne di vitella, tenera e bianca e questo vale anche negli allevamenti cosi detti bio, o felici (…). E alle madri non

resta che sopportare l’ennesima mungitura nonostante le mastiti (se hai avuto un figlio e sai di che parlo, sai anche che con la mastite in corso allattare diventa più doloroso del parto). Susanna ci raccontava che in un allevamento lì vicino ad Ippoasi, le madri mucche di notte piangono chiamando i figli. Io la trovo una cosa triste da spaccare il cuore.

Qui a Ippoasi ci sono diverse mucche e tori(castrati) che vivono felici nonostante alcune mostrino ancora le mammelle enormi come conseguenza del terribile sfruttamento subito, e due mamme vivono con il loro figlio che avevano in pancia quando sono arrivate in questo rifugio. Se non è un miracolo questo..

Ma quante mucche adesso stanno aspettando inutilmente che il proprio piccolino ritorni da loro? Non sanno che forse si trova già in una stalla, isolato, in attesa di finire macellato per darci tenera carne, e per poter disporre del latte della sua mamma da bere al mattino.


ippoasi-maiali

Poi ci sono loro :i maiali. Animali buffissimi e intelligenti, che se la spassano insieme alle capre sul fieno, felici e beati. Non lo sanno loro che se avessero continuato a vivere negli allevamenti da cui sono stati tolti sarebbero diventati prosciutti. Uccisi barbaramente, senza anestesia e spesso, neanche morti ancora quando inizia la macellazione. Fa tutto parte della catena produttiva: le richieste di carne devono essere soddisfatte, quindi, vivo o morto mi serve la tua spalla perchè Natale è vicino e i cesti regalo vanno pur riempiti di qualcosa.

Mentre Gorgo, Peppa, Alfred e gli altri se la godono, la vita, i loro fratelli stanno già morendo appesi ad un gancio per la nostra mortadella e il salame.

Non sarebbe più bello smettere di allevarli, e quelli che restano coccolarli? Che differenza vedi tra Gorgo steso sul fieno e il tuo cane steso sul pavimento in attesa di una tua carezza?


I cavalli. Non si resiste a loro e loro non resistono ad avvicinarsi. Abbiamo fatto gran parte della visita seguiti dai cavalli ospiti, con Gorilla, il capobranco che osservava attento che tutto andasse bene. Loro, sociali e socievoli, se lasciati liberi di esprimersi si avvicinano curiosi in cerca di coccole.
Alcuni di loro arrivano da ippodromi dove subivano pratiche tremende per essere dei grandi campioni come ad esempio due fori sotto la gola per poter ricevere più aria durante lo sforzo delle corse. Alcuni sono allergici al fieno, in seguito alla loro permanenza per anni, in box grandi quanto il loro corpo, costretti a respirare la polvere e a vivere sopra i loro escrementi tutto il giorno, senza possibilità di allontanarsi.
Qui corrono, gli ho visti io, con le criniere al vento. Nessuno li caricherà per portarli al macello, nessuno li frusterà più, nessuno li forerà la gola.

Ma quanti sono in questo momento già nel corridoio in attesa che un colpo in testa li faccia morire in nome della bresaola di cavallo? 


Ora vi presento tre buffissimi ospiti, il più particolare è Fierobecco. Chissà perchè si chiama cosi! Lo mostra sempre con grande entusiasmo, nonostante gliene manchi un pezzo. Il suo precedente padrone lo ha lanciato nel recinto di Ippoasi per disfarsene. Faceva forse troppo rumore con il suo canto, che è il suo modo di esprimersi. Un pò come se lanciassimo un neonato in una casa altrui per liberarci del suo pianto.

Oche, papere e animali più selvatici son usati per la carne, forse anche per le uova, non me ne intendo. Vengono anche allevati per ottenere il prezioso fegato: vengono fatti mangiare con un imbuto, perchè prima il fegato sarà enorme, prima l’allevatore potrà incassare i suoi soldi. Non dimentichiamo le imbottiture dei piumini: se li apri troverai al suo interno le piume di tante oche.

Qui vivono felici, in grandi spazi e al sicuro, con ripari e cibo, ma ti esorto a pensare a tutti quelli che sono cacciati e allevati e che in questo momento muoiono. 


E poi vabbe, ho lasciato loro in fondo perchè per me sono stati una rivelazione: i cinghiali di Ippoasi hanno nomi buffissimi. C’è Fico secco e c’è Prugna, curiosi e dispettosi, hanno fatto buche ovunque e ci seguivano curiosi. Uno di loro è entrato anche nel cerchio durante la meditazione finale.

Vedere questi animali qui, al sicuro mi ha sciolto il cuore, mentre non lontano altri come loro muoiono per mano di cacciatori in preda alla loro passione di uccidere.

Forse sembra strano vedere animali selvatici qui, in uno spazio delimitato, ma Susanna ci ha spiegato che non possono essere rimessi in Natura perchè ormai, buon per loro, si sono addomesticati.  Qui hanno cibo, acqua e coccole. E chi li fa spostare! Uno di loro è arrivato piccolissimo, trovato per strada, salvato per sempre dalla morte violenta.

Mentre scrivo questo articolo invece sento sparare e lo so, che qualcuno di loro, finirà sulla polenta, o con le pappardelle. 


Per finire vi regalo questa foto del cerchio di meditazione per salutare gli animali volati sul Ponte.  Qui a Ippoasi gli animali hanno la possibilità di morire in base al proprio corpo, muoiono per loro volontà, non per nostra mano.
Abbiamo accompagnato quelli uccisi dalla caccia, dai macelli, dalla vivisezione, dalla pesca, per la loro pelle e pelliccia, per il divertimento allo zoo, ai delfinari, al circo.




conclusione

Io spero che visiterai questo luogo, che ti lascerai travolgere dalle lacrime di gioia nell’ascoltare le storie di questi animali e anche se sentirai una sensazione di tristezza, perchè sai che altri sono ancora schiavi dell’uomo, ti svelo un segreto: non tutto è perduto, la scelta di cambiare questa condizione è nelle nostre mani, soprattutto nel nostro piatto. Se da oggi scegli di non metterci più niente che arrivi dal loro sfruttamento, sul mercato ci sarà meno richiesta di allevare questi animali, e di conseguenza ne nasceranno meno, e gli allevamenti dovranno indirizzare il loro lavoro su altro. Ad esempio una coltivazione biodinamica di cereali e legumi? In molti hanno già provveduto, come chi produce latte, ha scelto di integrare il calo di vendite di latte vaccino  producendo latti vegetali, ed è solo grazie ad ognuno di noi che abbiamo scelto di non essere più complici del dolore di questi fratelli.

Non esistono allevamenti etici, gli animali sono schiavi che finiscono al macello, morendo tutti nel solito modo. Non esiste il latte  bio delle mucche felici. Le madri per dare latte devono essere separate dai figli. Le uova bio del supermercato implicano che i pulcini maschi vengano decapitati vivi mentre le femmine mangiano i vermetti nella terra.

Apriamo gli occhi e costruiamo un mondo migliore per tutti. Abbiamo mille alternative anche senza dove acquistare prodotti confezionati: che ne dici di frutta e verdure fresche di un contadino vicino casa? Cereali e legumi di aziende agricole locali? Si tratta solo di scegliere di informarsi su dove comprare e come trasformare queste materie prime sane, in ottimo cibo. E’ sempre questione di scelta, tu fai la tua, serenamente sapendo di avere supporto appena lo chiederai.

Grazie per essere arrivato fino a qui 🙂

Lisa

Lisa

Ricercatrice spirituale, artigiana, figlia della Dea Madre

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